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...bEnVeNuTi NeL MIo mONdO...

Un MoNdO fAtTo Di cErTEzZe, aMiCiZiA, AffEtTO E tAnTo DiVerTimEnTO

...uN mONdO noN rEAlE SIcUraMeNte Ma cHe m PiAcErEBBe Lo DiVeNtAsSe...

immaginate un mondo dove vince sempre il bene

dove nessuno fa male a nussuno

dove l'amore regna su tutto e non si ha nessuna preoccupazione!

 

Qualcosa di me...

Se fossi un animale sarei un porcellino d'india

Se fossi un frutto sarei una fragola

Se fossi una spezia sarei peperoncino(ovvio)

Se fossi un fiore sarei una rosa blu

Se fossi una persona sarei...NORMALE

quindi si deduce io sia un essere indefinito!

 

 

 

Angolo testi!

Laura Pausini-Volevo dirti che ti amo

 

Dal rumore del mondo
dalla giostra degli attimi
dalla pelle e dal profondo
dai miei sbagli soliti
dal silenzio che ho dentro
e dal mio orgoglio inutile
da questa voglia che ho di vivere…..
volevo dirti che ti amo
volevo dirti che sei mio
che non ti cambio con nessuno
perché a giurarlo sono io
volevo dirti che ti amo
perché sei troppo uguale a me
quando per niente litighiamo
e poi ti chiudi dentro te
da ogni mio fallimento
dal bisogno di credere
da un telefono del centro
dalle mie rivincite
dalla gioia che sento
e dalla febbre che ho di te
da quando mi hai insegnato a ridere…..
volevo dirti che ti amo
volevo dirti sono qui (io sono qui)
anche se a volte mi allontano
dietro ad un vetro di un taxì
e questo dirti che ti amo
è la mia sola verità (sola verità)
tu non lasciarmi mai la mano
anche se un giorno finirà
da ogni angolo dell’anima
dalla mia fragilità
da un dolore appena spento
da questa lettera…..
volevo dirti che ti amo
volevo dirti che sei mio (che tu sei mio)
che non ti cambio con nessuno
perché a giurarlo sono io
volevo dirti che ti amo
volevo dirti sono qui (io sono qui)
anche se a volte mi allontano
dietro ad un vetro di un taxì
volevo dirti che ti amo
volevo dirti che (sei mio) (che tu sei mio)
che non ti cambio con nessuno
perché sei troppo uguale a me
volevo dirti che ti amo.
ti amo.

--------------------------

Lorenzo Jovanotti-A te

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione
Per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto
Come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perchè non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magìa
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro l’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti stringendoti un pò
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
A te che hai reso la mia vita
Bella da morire
Che riesci a render la fatica
Un immenso piacere
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
E a te che sei
Semplicemente sei
Compagna dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei

--------------------------

Marco Masini-Cenerentola innamorata

Ho capito è una cosa seria
E poi ora non puoi parlare
Vengo a prenderti io stasera
Quando esci da lavorare.
Una breve telefonata
Lo sai bene che siamo amici
Non è vero che sei sbagliate
Siamo tutti un po' più infelici
E ti ascolto parlare appena
Dal tuo tenero nascondiglio
Alla fine di questa sera
Tu mi dici che aspetti un figlio
Lui ti ha detto che non è pronto
E che è suo non lo puoi provare
Ti ha lasciata da sola intanto
Tu da sola non sai che fare...
Era bello sentirsi amata
Nei suoi occhi vedevi il mare
Cenerentola innamorata.
A tuo padre non riesci a dirlo
Proprio lui fiero di sua figlia
Hai paura e non vuoi ferirlo
In poltrona mentre sbadiglia.
Di tua madre poi ti vergogni
Non vuoi dirle che ti piaceva
Far l'amore e scambiarsi i sogni
Lei lo ha fatto perché doveva.
Cosa vuoi che ti posso dire
Non so darti nessun consiglio
Forse devi solo sentire
Se davvero lo vuoi un figlio.
Di un amore una volta sola
Di un amore che non è amore
E la notte ci pensi ancora
Mentre piangi e non sai che fare...
Ma non è vero che sei sbagliata
Nei suoi vedevi il mare
Cenerentola innamorata.
Quando usciamo dal ristorante
Sembri ancora più piccolina
C'è una luna come un gigante
E parlando è già domattina
Sotto il muro dell'ospedale
Che terribile decisione
Piccolina fra il bene e il male
Piccolina su quel portone
Poi ti fermi e ritorni indietro
Nel mio cuore me l'aspettavo
Mentre l'alba ci appanna il vetro
Tu sorridi a un amore nuovo.
Con il sole ti porto a casa
Ed in macchina vuoi cantare
Sei felice come una sposa
Perché adesso lo sai che fare...
Perché adesso ti senti amata
E dai tuoi occhi si vede il mare
Cenerentola innamorata.

--------------------------

Sonohra-L’amore

Guardo il cielo e non vedo altro colore
solo grigio piombo che mi spegne il sole,
l'unica certezza è gli occhi che io ho di te.

Due fotografie è tutto ciò che rimane,
sul mio letto il vento le fa volare,
la distanza che ci divide fa male anche a me.

Se non vai via, l'amore è qui.

Sei un viaggio che non ha ne’ meta ne’ destinazione,
sei la terra di mezzo dove ho lasciato il mio cuore.
Sono solo anch’io, come vivi tu, cerco come te...
L'amore.

Quel che so di te è soltanto il tuo nome,
la tua voce suona in questa canzone.
Musica e parole emozioni che scrivo di noi.

Se non vai via, il mondo è qui.

Sei un viaggio che non ha ne’ meta ne’ destinazione,
sei la terra di mezzo dove ho lasciato il mio cuore.
Sono solo anch’io, come vivi tu, cerco come te...
L'amore.

Cambia il cielo i tuoi occhi no,
come vetro è l'amore che seï ...

 

Sei un viaggio che non ha ne’ meta ne’ destinazione,
sei la terra di mezzo dove ho lasciato il mio cuore.
Sono solo anch’io, come vivi tu, cerco come te...

L'amore.

----------------------------



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

pRiMa d aNdArTEnE....

 

kommenti


 

  

 

 

 

 

 

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Oddio mi sn dimenticato!! grz a te dei 5 mins fuori dalla camera mia xk mi hai fatto capire tnt cose!! TVB!! mò la gente penserà male ma ke ce frega noi sappiamo ttt!! xdxD!! tvb!!
Nov. 2
Oddio ke tajo Halloweeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeen!!! dobbiamo rifarlo!! e poi il tiramisù tuo!! ke bono!! xDxD!! è successo un pò d casino ma alla fine c siamo tajati trpp!! xDxd!! Ciao tvb!!
Nov. 2
Picture of Anonymous
Alessandro wrote:

 
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Oct. 4
Giuliawrote:
Ciau marty! passavo e un commentuccio è d'obblido! davvero carino il tuo blogguzzo... vbb ora vado ti saluto e a presto... un baciotto ...Giuly... tvb!
Sept. 12
valeriawrote:
Amante della mia vita!!!!cm promesso sono passata a lasciarti un commento in questo splendido blog!!!!è veramente molto molto bello!!!!complimenti!!!!!!cerca di nn tradirmi con persone a di fuori di danilo xkè sono gelosa!!!!!!hihi!!!!sei na grande!!!!nn cambiare mai!!!!!!ti amoooooooooooooo 
 
                             *V@l&r!4*
Aug. 8

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September 26

<3

A volte penso se merito tutto questo
a volte penso se tutto questo si meita me....
Delle volte penso a quanto ti amo
delle volte penso a quanto tu ami me
Dei giorni mi sento sola
dei giorni mi sento in compagnia
A volte penso di essere viva
ma scopro di essere morta...
Delle volte mi chiedo cosa sia l'amore
delle volte m'impegno solo a comprenderlo
Dei giorni mi chiedo se qualcuno ci possa insegnare ad amare
dei giorni sono io stessa la maestra dell'amore
A volte immagino il mondo senza sofferenza
a volte immagino solo la sofferenza...
Delle volte penso a come sia nato il mondo
delle volte penso a come morirà
Di giorni penso al perchè ci si affezziona sempre alla persona sbagliata
dei giorni è proprio quella persona a dirmi di essere sbagliata....
Altre volte penso a te amore mio....e mi pongo mille e mille domande...solo poche hanno una risposta ma mi accoento xk voglio skoprirti piano piano lentamente...per poter apprezzare tutto di te e di me...tutto di noi...
C'è ki non crede nel mio amore verso te ma non è così...io t'amo davvero cucciolo mio!6 la mia dolce e tenera metà
T'AMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
_*PePeRoNcINa*_
 
 
 
 
September 12

Frasi

Queste.sono.le.Frasi.Di.Alcune.Song.Che.Mi.Piacciono.xkè.o.mi.rico rdano.qualcosa.o.sono.qualcosa.X.Me.

 

 

 

 

“Se lasciamo parlare ogni tanto il cuore viene fuori da sola la verità”

 

 

“Mentre provavo a non pensarti ti pensavo sempre più”

 

 

 

“Che non ti cambio con nessuno perché a giurarlo sono io”

 

 

 

“Penso a quelli che dicono che il geloso non sa amare gli risponderei che per te e per noi potrei morire”

 

 

 

 

Oggi ti amo davvero domani chi lo sa se sarà amore vero"

 

September 11

UfFiIiIiI

Ci sono periodi nella vita nei quali tutti ti chiedono ma come mai sei così felice, sorridente…non hai problemi insomma! Ma quando questi periodi finiscono è meglio sotterrarsi perché capitano le peggio cose….esempi?

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-Il boy ti lascia o lo lasci x un altro/a

-Litighi con le persone che più ami…(e scusate se a volte è colpa mia)

-A scuola o lavoro che sia non ti senti realizzato/a

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E questi sono esempi abbastanza frequenti poi ci sono cose ancora + brutte che non scriverò mai…

ma purtroppo questa è la vita…prendo una nota frase anche se non m piace poi tnt il film…”a volte sei cosi felice da toccare il cielo con un dito”…altre volte cadi giù nel vortice dei problemi è si VORTICE xkè non è mai una cosa sola ma mille che si ammucchiano…mille problemi + o – grandi che t occupano le giornate…proprio in questi periodi la gente riesce a capire quanto sia combattiva…io ad esempio…sono pigra lo ammetto ma se ho un problema d qualsiasi genere voglio risolverlo per non trovarmi cn altri problemi oltre quello iniziale… sikkome leggerete spero in molti xD vi dico subito xk sto scrivendo questo…bè perché un po’ m succede così litigo sempre…con voi(sapete a ki me riferisco) e con Danilo…anche se poi non è successo nnt io c sto male…poi capirai fra un  po’ inizia la scuola…sarò in una nuova classe e sola…xk non so chi fa il turistico di quelli della gita…e pensare che giadina all inizio diceva nn c vado xk ci sta Mario xD manco lui ce sta +… L

Vabbè mi levo dalle…vabbè quelle…e vado a pensa alla song de Emmanuel casto…haha è prpr bella quella cappella e quel prete è?

E luca con gli amici e suoi servigi dove li mettiamo è?

Vabbè non vojo fa scandalo 1 kissoneeeeeeee a tutti!
August 23

Ekkolaaaaaa

Appena tornata da Ligonchio un  posto incantevole…già mi manca anke xk li non c’era caldo anzi…si dormiva con le coperte…poi al rifugio del piano mi sono divertita peccato che non siamo rimasti a dormire li!Ho fatto anke i mirtilli i lamponi e le fragoline di bosco ma le ultime 2 non sono arrivate a casa i mirtilli si xk ci devo fare il mirtillino…ieri sera è stato bruttissimo fare l’ultima partita a carte con Roberto e Rossano…a briscolone(anke se non son o tanto brava abbiamo sempre vinto anke ieri sera)!!!

Il giorno ke io sono rimasta a casa i miei con mia sorella e mio cognato sono andati alla pietra di Bismantova e  un ragazzo 34enne si e lanciato dalla pietra…quando mamma me l ha detto c era anke nonna e ha subito detto ”un altro”…proprio alla vigilia della morte di un altro ragazzo si è ucciso anke questo….in una foto che ha scattato mia sorella si vede un ragazzo che sta andando verso il bordo ma non si sa se sia lui…vbb tranne questo tutto ok….io e mamma siamo cadute nell acqua…mamma il primo gg io il penultimo XD nel Secchia(un fiume)!vbb adesso lascio lo spazio alle immagini(ke non sono nemmeno tutte)….poi ditemi se solo io penso sia un posto stupendo!un bacio e x ki kome me è appena tornato/a  ben tornatiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii…un kiss
Ligonchio '08 028
August 08

peccati capitali

 La GOLA


Il peccato di gola coincide con un desiderio d'appagamento immediato del corpo per mezzo di qualche cosa di materiale che provoca compiacimento. É un'irrefrenabilità, un'incapacità di moderarsi nell'assunzione di cibo o, più in generale, nell'oralità (gli alcoolisti e i fumatori accaniti commettono peccato di gola).
Il rapporto col cibo è un problema serio che investe degli aspetti legati all'esistenza. Infatti, siccome il cibo è la prima condizione di esistenza, spetta al cibo e alla gola mettere in scena un tema che non è alimentare, ma profondamente esistenziale, perché va alla radice dell'accettazione o del rifiuto di sé.

Le forme di squilibrio collegate al cibo
Analizziamo le forme di squilibrio direttamente collegate al cibo e alla sua assunzione.

L'obesità
Essere grassi in una società che predilige i magri equivale ad una auto-esclusione sociale.
Per questo tutte le discipline che un tempo servivano per salvare l'anima - mortificazione, astinenza, digiuno - sono state reintrodotte sotto forma di esercizi, diete, moderazione e misura, non tanto per garantire la salute del corpo, quanto per salvare l'identità della persona grassa, e la sua possibilità di essere accettata e cercata…
Quando le tecniche e le diete naufragano, in gioco non è l'appagamento alimentare, ma la sicurezza circa la propria esistenza, che non ha ancora trovato dove ancorarsi. L'anoressia

L'anoressia è un disturbo molto diffuso, soprattutto tra le adolescenti e le giovanissime, che si trovano in una fase in cui la personalità cerca faticosamente di costituirsi.
Le anoressiche arrivano al punto di vedere un pezzo di pane come un dannoso concentrato di zuccheri, e una goccia d'olio come un inaccettabile accumulo di grassi. I trenta chili sono il loro sogno, il "no, grazie" ad ogni offerta di cibo il loro vanto… Le loro labbra non si aprono più né per una forchettata di spaghetti, né per una parola di spiegazione. Poi, certe volte, una grande scoperta...

La bulimia
La scoperta è che forse si può mangiare senza ingrassare: basta vomitare, e allora… prima si vomita quando gli altri obbligano a mangiare e poi si vomita quando non si resiste al desiderio di mangiare.
Col cibo si combatte l'angoscia del niente e si ripara il vuoto esistenziale, ristabilendo il contatto con i propri punti di riferimento corporeo.

… e non solo
Come dice la saggezza popolare "Uccide più la gola della spada".
Al di là dei disturbi dell'alimentazione più gravi, si assiste spesso ad episodi apparentemente "normali", dietro ai quali si può intravedere un rapporto col cibo non completamente sereno.
Giovani che mettono alla prova se stessi in modo continuo e ripetitivo, controllando con la bilancia la misura delle prestazioni ginniche effettuate e dei risultati raggiunti, hanno un comportamento che poco ha a che fare con la salute del corpo…
Anche gli estremisti dell'alimentazione (tipo i vegetariani "puristi" che non mangerebbero un uovo al tegamino neanche sotto tortura) non sono persone che ascoltano il proprio corpo…
Il nostro corpo ci comunica ciò di cui abbiamo bisogno volta per volta, senza bisogno di aderire ad alcuna "scuola di pensiero" e senza bisogno di eccessive rinunce…

Il problema dei rapporti sociali
Questa società attribuisce una grande importanza all'immagine estetica con la quale ognuno si presenta agli altri. Quando quest'immagine non corrisponde ai canoni di bellezza diffusi nella società, l'obesità o l'eccessiva magrezza si trasformano in un modello negativo di personalità e così la persona troppo grassa o troppo magra, che già ha problemi esistenziali, si trova oltretutto privata del conforto e della solidarietà degli altri…
É vero che, soprattutto negli USA esistono tantissimi club che promuovono ad esempio la grassezza, della serie "ciccioni è bello…", ma sono dei palliativi, dei tentativi spesso grossolani per mascherare un problema…

La cura
La cura per i peccati di gola e per tutti i problemi relativi all'alimentazione sta quindi non solo nella morigerazione, ma anche nel fare una vita ricca e gratificante.

L'ACCIDIA


Il termine, nel greco classico, designa la negligenza, l'indifferenza, la mancanza di cure e di interesse per una cosa. Designa inoltre l'abbattimento, lo scoraggiamento, la prostrazione, la stanchezza, la noia e la depressione dell'uomo di fronte alla vita.
É lo smarrimento estremo: si produce uno stato d'animo che intacca e rischia di disorientare tutto ciò che raggiunge.
Due conseguenze tipiche sono l'instabilità e il disprezzo per gli impegni della propria vita.
L'uomo non padroneggia più la vita; le vicende lo avviluppano inestricabili, ed egli non sa più vederci chiaro. Non sa più come cavarsela in determinate vicende della propria esistenza; e il compito a lui affidato gli si erge davanti insuperabile, come la parete di una montagna.

Le manifestazioni e le conseguenze dell'accidia
L'accidia ha un carattere complesso e confuso: è un miscuglio di pensieri provenienti da forze diverse. Chi è colpito dall'accidia avverte un senso di disordine e di illogicità in cui si intrecciano reazioni contrastanti: si detesta tutto ciò che si ha e si desidera ciò che non si ha.
Si percepisce che tutta la propria esistenza perde di tensione, è come allentata in un senso di vuoto, nella noia e nella svogliatezza, in una incapacità di concentrarsi su una determinata attività, nella spossatezza e nell'ansia. Viene a mancare un punto di attrazione, un polo che catalizzi tutte le componenti della persona, e questa perdita di scopo sembra trascinare tutto in un vuoto senza fine.
A causa dell'angoscia e dell'ansietà, la vita appare senza più punti sicuri, senza certezze, come appoggiata su di una superficie fluttuante.
Altri sintomi dell'accidia sono l'indifferenza è l'instabilità. Questa instabilità si manifesta in diversi modi: dal cambiare casa o lavoro, al fuggire verso situazioni ritenute ideali; dall'instabilità di umore all'instabilità di giudizio; dall'instabilità nei rapporti interpersonali alla sfiducia verso se stessi. Anche la ricerca di sempre nuove emozioni e divertimenti e la paura di lasciare spazi vuoti da impegni sono palliativi di fronte a una situazione esistenziale che si minaccia vuota e priva di senso.
Pascal diceva "Ho scoperto che tutta l'infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non saper starsene in pace, in una camera".
Un ultimo sintomo dell'accidia è lo sconforto: l'impossibilità per l'uomo di vedere qualche cosa di buono e di positivo: tutto viene ridotto al negativismo e al pessimismo. L'insoddisfazione diventa la modalità normale di affrontare l'esistenza, e spesso anche ogni possibilità di futuro diventa inimmaginabile.

Le cause dell'accidia
Una realtà complessa come l'accidia trae origine da numerosi fattori. Tuttavia, una delle cause più frequenti è l'amore smodato per se stessi, quella passione per se stessi che porta ad essere prigionieri del proprio io. Questo amore di sè è in fondo il vero idolo che minaccia la nostra vita. Se l'io è il centro assoluto del proprio mondo, allora si valuta ogni cosa in funzione dei propri bisogni, della propria idea, dei propri desideri e giudizi.
Ci sono inoltre due cause, apparentemente contradditorie, che favoriscono l'accidia, e sono l'ozio e l'attivismo.
L'ozio è la mancanza di occupazioni, di interessi, ma soprattutto una realtà che rende la vita quotidiana amorfa e trascinata. Davanti ad ogni prerogativa l'ozioso si chiede "a che pro?" e trasforma la propria vita in un deserto.
D'altra parte, lavoro e impegni eccessivi, che disperdono e creano molti punti di riferimento non collegati tra di loro, possono provocare uno stato di accidia: ci si è dati un compito al di là delle proprie forze e si crolla.

Le soluzioni per combattere l'accidia
L'equilibrio, la discrezione e la moderazione permettono di dare una misura alla propria vita e a ciò che si fa. Si tratta di quella saggezza che nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e delle possibilità che sono in noi, e permette un reale dominio di sè.
Molti autori insistono inoltre sulla necessità di non fuggire di fronte a questa situazione esistenziale. La fuga è infatti l'illusione di trovare altrove o diversamente una liberazione da questo pensiero.
Altri rimedi per l'accidia sono la pazienza e la stabilità. La stabilità è la capacità di perseverare, di continuare un cammino anche se si è tentati di interrompere la via che si è intrapresa. E un tempo in cui ci è data la possibilità di perseverare è il quotidiano: rimanere nel quotidiano, senza "sognare la vita" fuggendo dalla sua precarietà. Ciò comporta una rinuncia a tutte quelle illusioni che ci appaiono come alternative al presente; comporta accettare se stessi e l'altro; comporta accogliere le fatiche dei propri impegni o il peso della comunità in cui siamo inseriti. Per combattere l'accidia, insomma, bisogna ritrovare uno scopo e riprendere gusto per una vita vera.

L'IRA

 

L’ira compressa, nella migliore delle ipotesi, genera frustrazione e mal di stomaco, così come il suo scatenamento aumenta la pressione e può generare un colpo apoplettico. Tutti i filosofi hanno sempre pensato che la salute del corpo e l’equilibrio della mente non si mantengono con la repressione delle passioni o con la loro rimozione, ma con la loro “misurata espressione”. Socrate raccomandava di “arrabbiarsi con la persona giusta, nella misura giusta, nel modo giusto, nel momento giusto e per la giusta causa”. Sembra facile…

Le manifestazioni della rabbia
C’è chi, piuttosto che esprimere direttamente la propria rabbia, preferisce chiudersi in se stesso (prerogativa soprattutto femminile, si veda la vignetta sul carattere delle donne), o ricorrere ad attacchi psicologici. Oppure sposta la rabbia su una persona diversa da quella che l’ha provocata, che non ha il coraggio di affrontare, o non può affrontare... Come dice Iannacci in quella vecchia canzone: "...quelli che... perde il Milan, vanno a casa e picchiano i figli..."!!! Le manifestazioni patologiche dell’ira spesso hanno a che fare con quelle patologiche della sessualità. C’è infatti una sotterranea parentela tra ira e sessualità se è vero che la parola greca "orgia" significa "collera", "ira". Arriviamo così ai casi estremi di quegli impiegati modello, miti e dimessi, e che non hanno mai alzato la voce in vita loro anche se calpestati, che la sera spaccano i piatti in testa alla moglie, oppure si trasformano in violentatori...

 

Le soluzioni per combattere l'ira
La soluzione per vincere la nostra rabbia consiste nel farci carico delle nostre passioni. Invece di comprimerle come il senso comune, l’ipocrisia e una cattiva scuola religiosa ci hanno insegnato diamo loro espressione avendo cura della giusta misura. Inoltre, quando la rabbia è passata, guardiamoci dentro per capire cosa ha scatenato in noi quella reazione. E quando c’è qualcuno o qualcosa che in particolare ci infastidisce e ci fa arrabbiare, non evitiamolo, ma affrontiamolo. "Conosci il tuo nemico" recita un antico proverbio; conoscilo e l’avrai per metà vinto. E il "nemico", il più delle volte è dentro di noi...

 

La SUPERBIA

 

Il superbo è una persona innamorata della propria superiorità, vera o presunta, per la quale si aspetta un riconoscimento.

Origini psicologiche
La superbia affonda le sue radici nel profondo dell'uomo, che è sempre teso alla ricerca e all'affermazione della sua identità. L'identità non è qualche cosa che si elabora al proprio interno, ma è qualche cosa che ciascuno negozia nel rapporto con gli altri, da cui attende il riconoscimento.
Il bisogno di riconoscimento nell'essere umano è fortissimo: forte al pari di altri bisogni più esistenziali…

Origini "storiche"
A un certo punto della nostra Storia, il Comunismo ha affermato che gli uomini sono tutti uguali. Da una parte, il diffondersi di tali convinzioni è stato benefico al progresso: gli uomini hanno incominciato ad avere pari opportunità indipendentemente da razza, credo, estrazione sociale.
D'altra parte, tuttavia, una forma esasperata di uguaglianza, riconosciuta per diritto di nascita, ha prodotto quell'omogeinizzazione dell'umanità che toglie ad ogni uomo la lotta per il riconoscimento, favorendo di conseguenza l'esplosione della superbia.

Gli uomini, infatti, sono tutti diversi. É certamente giusto che abbiano pari opportunità, nondimeno ci tengono alla loro individualità e unicità. Se vivono in condizioni che non permettono di rivendicare il proprio valore personale, in una società in cui, per "statuto", sono tutti uguali, è più probabile che la superbia e la vanagloria possano trovare terreno fertile per svilupparsi.

Anche il Cristianesimo, male interpretato, è stato utilizzato per affermare che gli uomini sono tutti uguali. In effetti il messaggio del Vangelo era un altro: Gesù affermava infatti che "gli uomini sono un Uno", non che sono tutti uguali, e la parabola dei Talenti ne è una dimostrazione…
Al contrario, in una società in cui vengono apprezzate le differenze, le persone possono essere orgogliose, nella accezione positiva del termine. L'orgoglio sano è quello che ci porta a difendere la nostra dignità di esseri umani, a rifiutare compromessi, a non farci calpestare, e ad essere soddisfatti di noi stessi quando ci realizziamo.
Nulla di buono potremmo fare senza una adeguata stima di noi, stima che dipende dalla consapevolezza delle nostre doti e dei nostri limiti. Ma quando l'orgoglio travalica, si trasforma in vanità, boria, e superbia.

Il comportamento del superbo
Di solito la persona superba si conosce poco; é talmente infatuata di se stessa che ogni tentativo di renderla più consapevole si rivela inutile. Non vuole intendere ragione, non tollera alcuna contraddizione e gli piace la compagnia degli adulatori.
La superbia fa sì che l'uomo si opponga ad ogni trasformazione interiore; fa tutto il possibile perché l'uomo non veda ciò che c'è di buono nell'altro, non perdoni, non esprima i suoi sentimenti e le sue emozioni, non sia autentico, non cerchi di fare qualche cosa per la sua crescita personale.

Le soluzioni per correggere la superbia
Correttivo della superbia è l'umiltà, ma non quella che coincide con la diminuzione di sé fino al limite dell'autodenigrazione. Piuttosto, quell'umiltà che frena l'impulso ad ignorare i propri limiti e perseguire mete che non sono alla propria portata.
La consapevolezza dei propri limiti concede ad ognuno di essere orgoglioso di sé senza doversi sottomettere ad un altro per umiltà, perché in questo caso non di umiltà si tratterebbe, ma di umiliazione.

Le relazioni con gli altri peccati capitali
La superbia è sottilmente imparentata con l'invidia, poiché il superbo, se da un lato tende a superare gli altri, quando a sua volta è superato non si rassegna, e l'effetto di questa non rassegnazione è l'invidia.
Al pari dell'invidia, anche la superbia ha un carattere "relazionale" nel senso che nessuno si insuperbisce in solitudine, ma sempre in relazione agli altri, di cui ha un assoluto bisogno per poter esprimere nei loro confronti la sua superiorità.

Conclusione
Nella nostra cultura c'è poco orgoglio e molta superbia, poca dignità e molta apparenza: per apparire si è disposti persino a svendersi e servire. É il degrado che crea uomini superbi senza orgoglio e uomini servizievoli senza umiltà.
La superbia è servile: non deve stupire chi, dopo avere conosciuto potere e ricchezza, quando va in rovina non ha nessuna difficoltà a strisciare.

Quando qualcuno si mostra gentile e umile, può succedere che la gente pensi che sia un debole, e ne approfitti per calpestarlo con prepotenza. Ma dopo un po', tutti si accorgeranno che il suo comportamento non é dettato da debolezza ma da una grande forza morale e spirituale.

L’INVIDIA

L'invidia deriva dal desiderio di volersi mettere al posto di Dio.
Qui nel mondo materiale si riversa anche verso tutti gli altri esseri. La studieremo in dettaglio nel corso di BG, nel cap. 15.

Indicazioni:

1) Se una persona e' invidiosa in ignoranza, prova il desiderio di distruggere gli altri.

2) Se e' invidiosa in passione, vuole essere riconosciuta come migliore degli altri (competitivita').

3) Se e' invidiosa in virtu', crede di essere migliore degli altri (orgoglio).

Quindi credersi migliori di altri, voler essere riconosciuti, desiderare che gli altri facciano qualcosa secondo la nostra volonta', voler sminuire gli altri, e tutte le attivita' di questo genere, derivano dall'invidia.

In questo mondo, tutti sono invidiosi l'uno dell'altro ad ogni livello, dice Srila Prabhupada: persona con persona, famiglia con famiglia, nazione con nazione e cosi' via.
Per questo scoppiano sempre guerre e litigi vari.

Un devoto invece deve diventare nir-matsara, privo di ogni invidia verso Dio e verso gli altri. Questa e' la condizione per poter comprendere veramente lo Srimad-Bhagavatam, tra l'altro, che e' accessibile solo ai non-invidiosi:


"Questo Bhagavat-purana, rifiutando ogni religione ingannevole, parla della Verita' Assoluta, che puo' essere compresa solo dalle persone completamente prive di invidia...". (S.B. 1.1.2)

L'invidia naturalmente, come tutte le altre cattive qualita', se ne va durante il corso del servizio devozionale, senza bisogno di fare sforzi separati.
Per prima cosa si impara a vederla, e poi ad evitarla.

In generale, la cura per l'invidia e' l'acquisizione della conoscenza trascendentale: comprendendo perfettamente cio' che ci appartiene e cio' che non ci appartiene, si riconosce Krishna come proprietario supremo, e si diventa liberi dalle dualita' della vita materiale. A quel punto non c'e' piu' ragione di essere invidiosi (vedi la spiegazione di Srila Prabhupada nel verso 15.6 della BG).

 

La LUSSURIA


La radice della parola lussuria coincide con quella della parola lusso - che indica una esagerazione - e quella della parola lussazione - che significa deformazione o divisione.
Appare quindi chiaro il significato di lussuria, che designa qualche cosa di esagerato e di parziale. Il lussurioso cioè è portato a concentrarsi solo su alcuni aspetti del partner (il corpo o una parte di questo) che diventano il polo dell'attrazione erotica; tutto il resto è escluso, l'interezza è negata.
Il corpo viene oggettivato e la persona spersonalizzata: le vesti, gli accessori, i gesti, la musica, le luci arrivano ad assumere un'importanza fondamentale poiché devono supplire alla mancanza di un altro tipo di seduzione che scaturisce da un'intesa psicologica e affettiva, oltre che fisica.
La lussuria è quindi una conseguenza di un certo tipo di paura: la paura del confronto con un altro essere umano nel quale è possibile rispecchiarsi. Il lussurioso non si vuole specchiare, non si vuole vedere, non si vuole confrontare…

La lussuria è anche una delle manifestazioni più comuni del disagio proprio della nostra società, dove siamo alla continua ricerca di nuove esperienze e nuove emozioni che ci facciano sentire "vivi".

Ma è una ricerca irrequieta che spesso ci porta a sentire il vuoto dietro le cose, e a sentire che la vita non trova un suo compimento. E così ad una avventura erotica ne segue un'altra, un'altra e un'altra ancora. Si cerca l'assoluto… ma si rimane inevitabilmente delusi.
Poi capita che la sessualità tradizionale non basti più e così si cerca la novità, una pratica erotica trasgressiva, una avventura con un travestito o un transessuale… I gay spesso sono persone che più delle altre hanno paura del confronto col diverso, e così si cercano qualcuno di "simile" a sé, anche nel sesso.

Come superare l'ansia alla base della lussuria

L'ansia che porta molti a ricercare nuove emozioni e gratificazioni in un sesso sregolato scompare nel momento in cui si incomincia a percepire il vero senso della vita, e ci si sbarazza di dubbi, ripensamenti e sensi di colpa…
Buttarsi e ributtarsi nella realtà, confrontandosi con tutto quello che si incontra e senza paura del confronto, senza paura di essere sconfitti o messi in ridicolo: questa è l'unica medicina per combattere la lussuria e per essere felici.
A volte siamo così distratti e sconvolti da ciò che ci capita che poi fatichiamo a ritrovare noi stessi. Eppure si deve. Non si può affondare in ciò che ci circonda. É in te che le cose devono venire in chiaro, non sei tu che devi perderti nelle cose.
Quando ci capita di pensare che la nostra vita sia completamente sbagliata, che ci sia un errore, questo capita solo perché ci siamo fatti una determinata idea della vita, rispetto a cui può apparire sbagliato come realmente viviamo. Ma questa è solo una nostra costruzione. La vita è così com'è: l'unico modo per non soccombere è quello di accettarla senza volerla per forza spiegare, insomma... viverla.

Lussuria ed eros

Nel linguaggio comune, la lussuria è associata all'erotismo, o eros. In questa accezione del termine, la lussuria non è propriamente un peccato capitale, a meno che la persona non si faccia travolgere dalle proprie passioni, perdendo completamente il controllo di sé.
Ma anche la situazione opposta non è raccomandabile: le persone che esercitano un controllo esagerato delle proprie pulsioni vanno incontro a grosse frustrazioni, e rischiano di inaridirsi, diventando fredde, giudicanti e bigotte.
Inoltre, quando la repressione è protratta nel tempo, nei casi estremi assistiamo a episodi di sdoppiamento di personalità: impiegati modello o brave casalinghe che di pomeriggio o di notte si trasformano in qualcos'altro…
L'istinto alla sessualità quindi non va represso. Le passioni danneggiano l'essere umano sia quando sono eccessivamente compresse, sia quando sono scatenate senza limiti. E la salute del corpo e l'equilibrio della mente non si mantengono con la repressione o la rimozione delle passioni, ma con la loro misurata espressione…

Lussuria e storia contemporanea

Nella società moderna, lo schema della relazione maschio-femmina, per effetto dell'introduzione degli anticoncezionali, si è trasformato radicalmente. Negli anni 60 il maschio, che conosceva solo il proprio corpo come corpo libero dalla catena della riproduzione, si trovò di fronte un altro corpo "liberato" (biochimicamente liberato) e il suo schema di vita subì un contraccolpo che lo obbligò ad una trasformazione e una rivisualizzazione radicale di sé.
Liberata dal ritmo della natura a cui era inchiodata dall'origine del mondo, la donna, col suo ingresso nella "storia", ha liberato una sessualità più autentica e più pratica, che ha spostato i limiti del comune senso del pudore.
Ciò ha costretto le morali a fare delle contorsioni su se stesse per rendere tollerabile quello che un tempo era deprecabile, e ha obbligato le terapie psicologiche a riconfigurarsi.
Ma le conseguenze non finiscono qui. Quando la donna era inchiodata alla natura e l'uomo libero di mettersi in gioco, la differenza sessuale era marcata dall'appartenenza a due diversi scenari.
Negli anni 90 è venuta a galla un'altra verità: che i sessi fossero meno diversi di quanto si pensasse, anzi tendessero a confondersi se non a scambiarsi…
Tale fatto si è reso evidente non solo nella fisicità, ma anche nell'atteggiamento psicologico: molte donne si sono infatti rivelate bramose di esercitare quel potere che da sempre era appannaggio degli uomini.
Oggi le cose stanno cambiando di nuovo. I giovani sono più liberi, più autentici, più generosi di sé senza cadere in macchinosi giochi di potere e di seduzione. Non c'è lussuria nei loro atti d'amore, ma una sana e giocosa consapevolezza …

L’AVARIZIA

Nella trattazione dei sette vizi capitali ce ne rimane ancora uno: l’AVARIZIA. E non è un vizio raro o di poco conto se il Profeta Geremia afferma per i suoi contemporanei, ma certamente anche per noi: «….Ecco, la parola del Signore è per loro oggetto di scherno; non la gustano. Io sono perciò pieno dell’ira del Signore , non posso più contenerla…..Perché dal piccolo al grande tutti commettono frode….. » (6, 10 – 13). Ma cos’è, dunque, l’avarizia? E’ un attaccamento disordinato al denaro e alle ricchezze, per cui o si possiede con troppo attacco quello che si ha, o si cerca avidamente quello che non si ha. E’ dunque un errore credere che questo vizio sia l’esclusività dei ricchi  (anche se è vero che chi possiede, più facilmente s’attacca); ci possono essere dei poveri che sono più attaccati ai loro cinque centesimi di gente ricca che possiede molto, ma è libera dalle proprie ricchezze ed è anche molto generosa. Per questo Gesù chiama beati i “poveri di spirito” (Mt 5,3). Un altro errore è credere che siano avari solo quelli che hanno la smania di ammucchiare fino a privarsi del necessario, gli “spilorci” insomma (un atteggiamento assurdo e patologico, per cui il capitalizzare diviene il fine dominante della vita, sul cui altare si sacrifica tutto, persino le proprie necessità). No! Sono avari anche quelli che cercano avidamente roba, soldi, mezzi, per servirsene e soddisfare altre passioni e vizi, perché sostanzialmente l’avarizia sta nel desiderare e ricercare avidamente cose materiali, qualunque  sia lo scopo per cui lo ricercano. Infatti Gesù, volendoci mettere in guardia contro l’avarizia, narra la parabola del ricco epulone (Lc 16), che certo non seppelliva i suoi tesori, ma li profondeva in una vita gaudente e crapulona, talmente incurante del povero Lazzaro, che giaceva affamato e coperto di piaghe alla sua porta….

Prodigalità ed avarizia possono andare a braccetto, come due squallide sorelle, quando si scialacqua per sé e si è spietati con gli altri. Questo vizio lo riscontriamo germinalmente già persino nei bambini più piccoli, il che mostra con chiarezza gli indizi e gli effetti del peccato originale nella nostra natura. Si, forse non c’è vizio che sia più facile scoprire e condannare negli altri e nascondere a noi stessi sotto i più speciosi pretesti: previdenza, risparmio, necessità di famiglia, avvenire dei figli, ecc.

La malizia di questo vizio viene espressa molto bene da S. Paolo, che la definisce una specie di idolatria: «Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono» (Col 3, 5-6). L’avaro trasferisce alla roba e al denaro il culto che è dovuto solo a Dio. Infatti il culto dovuto a Dio ci chiede di riconoscere Lui come nostro ultimo fine, aderendo a Lui con viva fede, speranza ed amore, pronti a sacrificare tutto per Lui («Chi non perde la sua vita per me…..»). L’avaro, invece, pone ogni sua sollecitudine e desiderio nel possesso, nel denaro, nella roba e sacrifica ad essi corpo, sanità, coscienza, salvezza dell’anima…. Non è questa una mostruosa schiavitù ed idolatria? Per questo S. Paolo afferma anche dell’avarizia ciò che fu detto per la superbia, anche essa pure è la radice di tutti i mali:«…Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo. Al contrario coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie inscusate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori.» (1Tm 6, 7 – 10).

Il grande dottore mistico S. Giovanni della Croce (“Salita al Monte Carmelo, L. III) ricorda che l’avaro “Ha un grande oblio e torpore per quanto riguarda la sua salvezza ed una accanita vivacità e acume per le cose del mondo. Ha l’appetito e la gioia delle cose create tanto estesi e dilatati  da essere insaziabili, anzi il suo appetito e la sua sete crescono tanto quanto più egli sta lontano dall’unica fonte da cui potrebbe essere saziato, cioè da Dio…. Accade ciò perché egli ha fatto un dio del denaro e dei beni temporali”.

E calpestando l’amore di Dio, l’avaro calpesta anche quello del prossimo. Non ha mai tempo per le cose di Dio e per i doveri religiosi, nessun interesse per la vita spirituale, ma anche nessun riguardo per il bene del prossimo, divenendo esigente, inesorabile, crudele, speculando addirittura sulle necessità e disgrazie altrui (vedi gli orribili fenomeni dell’usura, delle tangenti ecc.). L’avarizia è un vizio freddo e orribile, che porta in sé con evidenza lo stile di satana, il marchio dell’Infermo.

L’avarizia fa calpestare anche i doveri e i vincoli più sacri e cari, come quello della pietà verso i genitori, dell’affetto verso i parenti più stretti. Non è forse l’interesse e l’attaccamento economico quello che semina liti e contese a tutto spiano, odi implacabili tra fratelli e congiunti? Basta guardarsi intorno per rendersene conto, anche non molto lontano da noi (forse anche dentro di noi!).

E si può giungere facilmente anche al crimine (dato che l’avarizia non lo sia già di per se stessa…). L’avaro si mette sotto i piedi persino i doveri più fondamentali della giustizia. Brama la roba altrui, non esita ad eliminare un competitore negli interessi, provoca qualsiasi danno per ricavarne un vantaggio personale, mente  ed imbroglia in qualsiasi occasione. Forse quasi tutte le ingiustizie che si commettono nel mondo sono ispirate dall’interesse egoistico di qualche avaro…. Ecco perché lo Spirito Santo dice «non esservi al mondo uomo più scellerato dell’avaro», concetto che ritorna frequentemente ed in varia forma nei libri sapienziali dell’A.T. Le bestie più feroci – è un pensiero di S. Agostino – hanno un limite nei loro desideri, perché aggrediscono finché si sentono stimolate dalla fame, ma quando sono sazie lasciano la preda. L’avarizia, invece, è una fiera che non si sazia mai!

Dinanzi a questi evidenti e gravissimi danni dell’avarizia dobbiamo puntare a rimedi efficaci, e, come sempre, li troveremo in direzione opposta a quella del vizio. Cosa fa l’avarizia? Fa ripiegare l’uomo sulle cose, su interessi meschini e mistificanti. L’avaro è odioso ai parenti, inutile agli amici, molesto ai vicini, in un crescendo squallido e preoccupante, perché mentre con l’invecchiare dell’uomo tutti gli altri vizi invecchiano la sola avarizia ringiovanisce (S. Girolamo). Ed allora bisogna educare il cristiano, fin dagli anni determinanti ed orientativi dell’adolescenza, anzi della stessa infanzia, all’atteggiamento opposto, del dono, del mettersi al servizio senza calcoli opportunistici, del vivere la propria vita come una missione. Educare al vero spirito ecclesiale, che consiste appunto nel perdersi nella comunità e per la comunità. Impegnare in questa direzione i momenti più significativi della stessa vita sacramentale. Come vivere, infatti, la condivisione della Mensa Eucaristica, senza sentire il bisogno di prolungarla nella vita quotidiana e nelle più varie situazioni? Anzi, senza sentire l’esigenza di diventare noi stessi “eucaristia” per gli altri, lasciandosi divorare dalle loro necessità? Quale il significato della cresima, se non il costituirci in servizio permanente e generoso del Regno? E, ripeto, bisogna educare a questa espropriazione evangelica i bambini, perché già a quella età si nota con chiarezza  lo scontro frontale tra l’atteggiamento egoistico dell’avarizia e quello altruistico innestato nella natura decaduta dalla Grazia e dall’educazione cristiana. Ne prendano chiara coscienza tutti coloro che hanno qualche compito educativo nei confronti dell’infanzia: genitori, catechisti, insegnanti ecc. Per esperienza diretta e personale posso affermare che certe vittorie dell’altruismo evangelico (ottenuto magari facendo leva sul sentimento, sulla compassione per i bambini denutriti del terzo mondo ecc) a quell’età possono risultare fondamentali per lo sviluppo susseguente dell’impostazione cristiana della vita e persino seme di future vocazioni alla consacrazione totale.

In questo delicato ed urgente settore educativo ha un ruolo insostituibile (integrabile sì, sostituibile no) la famiglia cristiana. Certo, nella situazione di materialismo incancrenito in cui viviamo, le giovani coppie cristiane sono chiamate ad operare coraggiosamente una vera e propria rivoluzione evangelica, ad affrontare una battaglia molto dura, talvolta addirittura drammatica. Sembra davvero arduo ricostruire una società, una civiltà, una cultura sulle basi dell’amore oblativo, quando troppe strutture, mentalità, abitudini si sono cristallizzate nell’egoismo più pacchiano e volgare… Ma non dobbiamo disperare: l’importante è mettersi in marcia verso la direzione giusta, sostenendoci a vicenda col buon esempio, in una gara di coraggio e generosità. Ci sia in questo guida sicura e stimolante la Parola di Dio, come la famosa parabola del seminatore (in Mt 13) dove “il seme seminato tra le spine è colui che ascolta la Parola, ma le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto”. O ancora l’esortazione di Gesù in Mt 6, 19 – 21: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano. Accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano. Poiché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”. E come non ricordare le parole roventi dell’apostolo Giacomo: “E ora a voi ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze si sono imputridite. Le vostre vesti sono state rovinate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine; la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà la vostra carne come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni. Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage” (Gc 5, 1 – 5).

 

 

 

 

 

 

 

 

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